
Per l'anagrafe i Fanfarlo (il nome viene da una novella di Baudelaire) non sarebbero propriamente una band scandinava, essendo pienamente domiciliati a Londra. Tuttavia Simon Aurell, leader carismatico del gruppo, multistrumentista, autore di musica e testi, è uno svedese, per quanto d'esportazione, quindi possiamo regolarmente annoverare Reservoir tra le produzioni alternative scandinave.
E meno male, perchè l'album di debutto dei Fanfarlo, preceduto nei due anni scorsi da qualche assaggio finito nella rete, merita un'attenzione particolare e - per quanto mi riguarda - una dose di entusiamo che non dedicavo da diversi mesi ad un disco.
Diciamo spesso che il pop che ci piace di più è quello capace di emozionare, di comunicare in modo spontaneo la gioia di chi lo suona, di cambiare in meglio l'umore di chi lo ascolta, al di là in fondo di ogni ambizione artistica, profondità tematica o perizia tecnica. Capita poi, ogni tanto, di scovare delle band in grado di unire tutte queste caratteristiche, magari anche solo per lo spazio di una canzone. O, caso più raro e quindi più prezioso, di un intero album, come questo Reservoir che esce oggi come autoprodotto e autodistribuito, almeno fino a quando un'etichetta seria si accorgerà di cosa può avere fra le mani.
">Come definire lo stile dei fanfarlo? Partiamo da Fire escape, che è il primo singolo della band e risale a circa due anni fa: il lieve carillon elettronico che introduce il pezzo fa subito pensare ai fuoriclasse svedesi Moonbabies, e l’arioso dinamismo elettro-acustico di tutta la canzone va assolutamente in quella direzione, con i fiati che trascinano il crescendo del ritornello.
Ritroviamo il medesimo schema – una equilibratissima dialettica fra delicata suggestione e incalzante energia - in quasi tutti i brani del disco; schema però non meramente replicato, ma reinterpretato, rivissuto, arricchito via via da un vero e proprio caleidoscopio di apporti strumentali, dal piano al glockenspiel, dagli archi alla tromba.
Canzoni come I'm a pilot, Ghosts, Luna, Comets, The walls are coming down, Harold T Wilkins, Finish line, esplicano in modo significativo il grande talento compositivo di Simon e la bravura dei suoi compagni, unendo con straordinaria leggiadria forza melodica e romanticismo, piacevolezza e malinconia, semplicità d'intenti e raffinatezza letteraria, l'America dei Decemberists e l'Inghilterra dei Coldplay, l'indie gentile degli Shins o dei Band of Horses e il folk cantautorale, la grazia artigianale dei Belle & Sebastian e lo spirito pop onnivoro e sorridente di tanti gruppi scandinavi, dai Lacrosse ai Marching Band passando per Jens Lekman. Una messe di riferimenti che comunque il linguaggio dei Fanfarlo ingloba con spirito maturo e personale, risultando alla fine un'isola felice e quasi stravagante nella scena inglese di oggi (e chissà che l'imminente tour con gli Snow Patrol non giovi alla notorietà dei Nostri, insieme ai pubblici apprezzamenti del duca David Bowie).
Un album da non perdere nel modo più assoluto.
Harold T. Wilkins
3 commenti:
anche a me interessano molto e non vedo l'ora di ascoltare tutto il disco!
Se vai sul loro sito (http://fanfarlo.com/) puoi acquistare ancora per un mese il loro album per solo 1$. Io l'ho fatto, direi che ne è valsa la pena!
Sto ascoltando il disco. E' davvero bellissimo... sono seriamente intenzionato ad ordinare la limited edition. :D
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