1. Hello Saferide – More Modern Short Stories (Razzia)Al secondo album (terzo se consideriamo il progetto Säkert!) la svedese Annika Norlin sfiora il capolavoro. Se è vero, come scriveva Nick Hornby, che il vero pop è quello che sa parlare con leggerezza di amore e piccole cose quotidiane, le “piccole storie moderne” raccontate da Hello Saferide sono uno dei più alti esempi di pop degli ultimi anni. La capacità di sposare musica e testi, l’ironia (spesso amara) e l’arguzia delle liriche, la facilità disarmante con la quale scrive canzoni al di sopra di ogni genere, rendono la Norlin una vera fuoriclasse nella scena nordica, tanto che è davvero sorprendente che i dischi di Hello Saferide non riescano a varcare i confini della Scandinavia. I dodici racconti di More Modern Short Stories sono altrettante perle di pop elettro-acustico garbato e intelligente, ora sussurrato in punta di plettro, ora trascinante ed energico, sempre sottilmente autobiografico.
2. The Tallest Man On Earth – Shallow Grave (Gravitation)Sono lunghe, veloci, abili e delicatissime le dita di Tallest Man On Earth, l'uomo più alto del mondo, e la sua chitarra acustica sembra davvero piccola fra le sue braccia da gigante buono. L’Uomo e la sua Chitarra sono i protagonisti assoluti di un disco che potrebbe venire dalle remote pianure americane, da un tempo lontano o lontanissimo, in cui blues e folk erano sinonimi e coraggiosi hobos avevano tante storie da raccontare quante miglia da percorrere. Dieci canzoni di rara bellezza, cantate e suonate con la voce rotta e il cuore in mano da questo misterioso singer/songwriter svedese.
3. Marching Band – Spark Large (U&L)Ecco la risposta migliore a chi si domanda che fine hanno fatto i Kings of Convenience: cosa ci importa, finchè abbiamo Erik Sundberg e Jacob Lind, ovvero i Marching Band...! Bando ad ogni malinconia (di cui i due norvegesi erano maestri): qui ci sono irresitibili delizie acustiche, pregevoli armonie vocali, variopinte melodie primaverili, suggestivi crescendo, momenti seri e giocosi, romantici e ballabili in un'alternanza entusiasmante. Insomma quanto basta per sopravvivere ad ogni freddo e lungo inverno nordico. Pochi dischi di debutto sono stati così promettenti...
4. Vapnet – Döda Fallet (Hybris)Entità apparentemente aliena dell’indie-pop svedese (vengono dalla periferica Ostersund, usano solo l’idioma nazionale, hanno un'aria perennemente svagata e invece sono insolitamente prolifici), i Vapnet sono forse i veri eredi nordici dei Belle & Sebastian, nel senso che suonano come e (ormai) meglio di loro. Döda fallet è un esame di maturità superato in modo davvero brillante: le canzoni di Martin Hanberg e compagni possiedono inusitata delicatezza e forte personalità, artigianale raffinatezza e grande dinamismo, quello speciale fascino nordico capace di mescolare malinconia e leggerezza.
5. Jeremy – Smells Like Rain, Feels Like The Sun (Brilliance)Piove parecchio in Norvegia – lo sappiamo tutti – ma i due Jeremy, Lars Christian Olsen e Øivind Hatleskog, hanno trovato il rimedio perfetto: no, non tanto i vistosi impermeabili gialli che vestono in copertina, quanto il loro guitar pop ad alto tasso di solarità: nel loro album di debutto ci sono dieci piccole gemme di pop/folk leggero e intelligente, tra Badly Drawn Boy e il connazionale Sondre Lerche.
6. Cocoanut Groove - Madeleine Street (Fridlyst)Pare sospeso a mezz’aria, Olov Antonsson, in arte Cocoanut Groove, sulla copertina del suo disco di debutto. E così sono le sue canzoni: fragili ma levigatissime, tanto leggiadre quanto malinconiche, accompagnate dalla sola chitarra acustica o sapientemente rivestite di archi, fiati e harpsicord, memori della lezione di Nick Drake, Donovan e The Left Banke.
7. We Are Soldiers We Have Guns – Get Up, Get Out (Stereo Test Kit)L’album di debutto di We Are Soldiers We Have Guns, progetto solista di Malin Dahlberg (Laurel Music, Celestial) è un viaggio affascinate tra luce e buio, tra fredde aurore invernali e commoventi squarci di calore. Dieci canzoni delicatamente sperimentali e difficilmente catalogabili con le etichette consuete, splendidamente complesse nella loro apparente semplicità.
8. Celestial – Crystal Heights (Music Is My Girlfriend)Per chi ama un pop fatto di melodie frizzanti, eteree voci feminili e chitarre jangly, i Celestial di Andreas Hagman sono ormai un porto sicuro. Solo nove canzoni nel secondo album dei Celestial, seguito del promettente Dream On, ma di qualità sopraffina e grazia impareggiabile: mezz’ora di purissima primavera sonora.
9. Anna Ternheim – Leaving On A Mayday (Universal)Il terzo disco di Anna Ternheim porta il talento compositivo della cantautrice svedese ad un livello ancora più alto, creando un’intensa e suggestiva atmosfera notturna, sottolineata dagli arrangiamenti raffinatissimi orchestrati dall’intelligente sperimentatore Björn Yttling. Intimismo postmoderno, personale, elegante e fortemente poetico.
10. Sad Days For Puppets – Unknown Colors (HaHa Fonogram)La dolcezza della voce di Anna Eklund e l’energia del guitar-pop confezionato dai suoi quattro sodali: un matrimonio riuscito nel disco di debutto di questi giovani di Stoccolma. La musica dei Sad Day For Puppets pesca un po’ My Bloody Valentine, un po’ dai Mazzy Star, un po’ dai connazionali Moonbabies e Concretes: il risultato sono tredici canzoni luminose e sognanti, morbide ed elettriche al tempo stesso.
11. Hari and Aino – Hari and Aino (Plastilina)Brillanti, dinamiche, raffinate, spietatamente catchy, le canzoni di Hari and Aino sono un saggio perfetto di twee pop delicatamente uptempo e serenamente nostalgico, nello stile consolidato dei connazionali The Charade e Acid House Kings.
12. Those Dancing Days - In Our Space Hero Suits (V2)Hanno vent'anni (o poco meno!) le cinque stoccolmesi Those Dancing Days, e pure le idee molto chiare: fare canzoni ballabili e allegre mescolando indie-rock, northern soul e melodie appiccicose da girl group anni '60. Insomma, divertirsi e divertire. E il risultato è senza dubbio notevole: il loro è il pop più fresco e sbarazzino dell'anno (e Home sweet home la perfect pop song del 2008), e poi la voce calda di Linnea Jönsson è di quelle che si fanno notare...





