
Diciamolo subito, tanto per essere chiari: The Baltic Sea è la canzone scandinava dell'anno. La cosa buffa però è che The Social Services non è del tutto una band scandinava, essendo che Emma Naismith e Lucy Cathcart vengono da Glasgow e Martin Frödén è l'unico rappresentante svedese del trio (e unico rappresentante maschile). Tuttavia The Baltic Sea è proprio la canzone svedese che aspettavamo da tanto tempo: per quell'animo pop nordico che tanto amiamo, per quella struttura giocosa e bizzarra (svagato walzer per voce, batteria e pianoforte nelle strofe, bridge malinconicamente rallentato che si trasforma inaspettatamente in dinamico refrain e infine crescendo catartico con potente singalong finale) che ne fa un marchingegno unico ed efficacissimo, e soprattutto perchè parla della Svezia con l'ironia (questa sì decisamente britannica) di chi osserva i suoi compassati e biondi abitanti con gli occhi dello straniero che fatica ad integrarsi: oh Svezia mi spiace dirti che sei noiosa talvolta, la tua bellezza naturale è insuperata, i tuoi bambini sono sani e rubicondi, le tue strutture di riciclaggio non sono seconde a nessuno, sei una nazione etica e amante della pace, disegni fantastici mobili e soluzioni per mettere via la roba, e fai pure una produzione di massa... Ma nessuno mi restituisce un sorriso in metrò quando vado al lavoro, sei fredda come il Mar Baltico e chiudi le porte così in fretta... E ci sarebbe poco da stare allegri, con queste premesse sociologiche - nonostante la leggerezza della musica - se non ci fosse quel coro conclusivo ("We can be your friends, we can be your friends...") a cui è matematicamente impossibile non aggiungere la propria voce a quelle dei Nostri.
It's Nothing Personal It's National Security, album di debutto dei Social Services (l'etichetta è Stereo Test Kit), nasce per forza con il serio rischio di vivere all'ombra della canzone che lo apre, ma il talento di Emma, Lucy e Martin non si misura soltanto dal geniale singolo The Baltic Sea. Nei dieci pezzi che seguono, gli scozzesi-svedesi sembrano divertirsi a confondere le acque muovendo la propria bussola (apparentemente) impazzita in direzioni quanto meno eclettiche, dai toni etnici intrisi di citazionismo nordico di Folka alla revisitazione noir del traditional You are my sunshine, riuscito ossimoro da notte invernale artica, toccando di volta in volta stilemi jazz, arie da cabaret, ritornelli beatlesiani, liriche tra l'ispirato e l'allucinato, confidenze cantautorali e quant'altro, con una costante capacità di infilare linee melodiche orecchiabili dove meno te le aspetti.
Una ricetta, quella dei Social Services, che è quindi difficile disegnare a parole, e che si rivolge al pubblico con la bonaria complicità di chi pensa che la musica pop sia prima di tutto un'intelligente forma di divertimento: come altro definire altrimenti la contagiosa grazia di pezzi come Seven dwarves e Up in arms (che un po' ricordano Hello saferide, un po' Maia Hirasawa) ?
Un disco da non perdere, insomma - per quanto non sia un capolavoro. Un disco che invece in Svezia è passato quasi inosservato. Vuoi vedere che gli svedesi si sono offesi per davvero...
The Baltic Sea
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