
Perchè ho atteso tanto per scrivere qualche riga su Youth Novels, disco d’esordio di Lykke Li?
Forse perchè Lykke Li nella sostanza fa musica elettronica, genere che – come forse sapete – non è nelle mie corde, e quindi in ogni caso farei fatica, per mie carenze personali, a trovare gli aggettivi giusti e gli agganci adatti a descrivere la musica di Youth Novels.
O molto più semplicemente perchè in verità Youth Novels è uno di quei dischi che ti capita di ascoltare con un misto di distrazione e pregiudizio (“bello ma non mi interessa”) e che, dopo qualche mese, ti capita di risentire con sorpresa e pentimento (“è veramente bello, come ho fatto a non accorgermene prima?”).
Eppure il disco di Lykke Li ha venduto molto bene in Svezia, ha collezionato recensioni entusiastiche in mezzo mondo, ha attirato l’attenzione della major e i complimenti di schiere di artisti e appassionati e farà sicuramente capolino nelle primissime posizioni di tutte le tradizionali classifiche dei dischi dell’anno di siti, blog e magazines.
La ventunenne Lykke Li Timotej Zachrisson non ha certo le ambizioni sperimentali di Bjork, nè la patinata arroganza di piccole star scandinave del pop/dance elettronico come la svedese Robyn (With every heartbeat è stata un tormentone in tutta Europa nell'ultimo anno) e la norvegese Annie (imitatrici in fondo della Kylie Minogue di Can't get you out of my head), e nemmeno l'aristocratico distacco di cantautrici "altre" del grande Nord, che amano nascondersi dietro pseudonomi come Cake On Cake, El Perro Del Mar o Soda Fountain Rag, ma si pone deliberatamente e coraggiosamente su una sottile, difficile ed interessantissima linea d’equilibrio fra tutti questi modelli. Tra l’algida suggestione di Melodies and desires, pezzo che apre il disco, in cui la voce di Lykke Li sussurra parole d’amore e musica sullo sfondo di un esteso e innevato paesaggio sonoro, e Dance dance dance, crescendo tanto garbato quanto irresitibile con il suo contrappunto di sax e il suo spensierato singalong finale. Tra l’ammiccante ritornello adolescenziale di I’m good i’m gone e la rigorosa cantilena di Let it fall. Tra il leggiadro volo acustico/orchestrale di My love, inusitato gospel pastorale, e il beat sensuale e lolitesco di Little bit, singolo perfetto nella sua apparente essenzialità e in fondo geniale nell'ironia meta-pop delle sue liriche ("i think i'm a little bit, a little bit in love with you, but only a few, a little bit, a little bit, enough for me"). Tra la placida malinconia invernale di Hanging high e il solitario e claustrofobico fingerpicking di This trumpet in my head. Tra i movimenti marziali di Complaint department (una Army of me in minore) e il dinamismo irrequieto della super-ballabile Breakin it up. Tra il tenue romanticismo notturno di Time flies, dove la voce di Likke Li si fa improvvisamente fragile e fluttuante, legata come un filo sottile alle note del piano e del contrabbasso (memorie di Kate Bush?), e il soul squadrato di Window blues, titoli di coda su un bianco e nero alla Portishead.
Non sorprende allora ritrovare dietro la consolle, regista tanto equilibrato quanto coraggioso, quel Björn Yttling a cui appartiene un terzo della premiata società Peter Björn & John, indiscussi maestri nell'ibridazione delle coordinate pop a cavallo fra acustica ed elettronica. Una presenza che senz'altro ha spinto molti a decretare Youth Novels come appendice al femminile del gruppo di Young folks (notare l'assonanza dei titoli), il che è in parte vero, se la nostra Lykke Li non fosse anche autrice di tutto ciò che canta, a dispetto della giovanissima età.
E non ci sorprenderà, fra qualche settimana, se Lykke Li farà man bassa alle premiazioni annuali dei Grammy Awards svedesi, in attesa di trionfare davanti a platee internazionali (il disco viene distribuito negli Usa da qualche giorno!).
Breaking It Up
I'm Good, I'm Gone
1 commenti:
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