22 dicembre 2008

Cocoanut Groove - Madeleine Street


Pochi dischi usciti quest'anno possiedono la sbalorditiva grazia di Madeleine Street, opera prima del giovane Olov Antonsson, in arte Cocoanut Groove. Nonostante vengano dalla gelida Umeå (e siano suonate nella piovosa Londra, dove Olov risiede), le canzoni di Cocoanut Groove possiedono il delicato tepore e le sfumature intense di un tramonto di fine estate, accarezzate da una brezza senza tempo che sembra avere attraversato chissà come decenni di musica gentile e profuma di Love e Donovan, The Left Banke e Tim Buckley, Nick Drake e Saint Etienne, Sid Barrett e The Clientele, Belle & Sebastian e Vashti Bunyan.
Una messe di riferimenti e modelli che Olov fa propri e rielabora con grande personalità ed equilibrio lungo tutti i dieci episodi del disco, dalla malinconia di The end of the summer on Bookbinder Road, con il suo memorabile contrappunto di tromba, alla tristezza leggera delle splendide Walking to Madeleine Street, Hummin', Shadow e Lately, veri gioielli dell'album: pura magia acustica in tre minuti e non di più, in cui la voce confidente e ispirata di Antonsson e gli archi drakeiani sembrano davvere fluttuare a mezz'aria (la bizzarra foto in copertina allora non deve essere casuale...!) e arrivano direttamente al cuore di chi ascolta.
Per non parlare dell'eleganza assoluta di pezzi come The Castle e Looking Glass, ricchi di soluzioni strumentali intelligentemente vintage, dall'harpsicord ai fiati, dall'eco delle chitarre all'organetto. Fino alle conclusive A dream of two summers, ovattato sogno che sembra uscito dalla penna fatata del miglior Stuart Murdoch, e Madeleine Street, che riannoda i fili ( o meglio le corde) del sereno spleen acustico che caratterizza l'intero disco.
Un album assolutamente imperdibile, che arriva giusto in tempo per salire verso la cima di ogni classifica dei lavori migliori del 2008.

The end of the summer on Bookbinder Road

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