
Quando ho messo per la prima volta nel lettore Jonestown, il nuovo disco di Sofia Talvik ammetto di avere agito in modo distratto, come si fa con gli album verso i quali si nutre una curiosità tiepida. Le prime quattro canzoni sono corse via con questa disposizione d'animo: è brava di certo Sofia - riflettevo - ma c'è sempre una tale pulizia nella sua voce, nei suoi arrangiamenti, nell'eleganza un po' prevedibile della sua scrittura, che non ti permette di apprezzare fino in fondo ciò che fa.
Poi però, verso la traccia 5, che si intitola Something good, qualcosa misteriosamente scatta: e io cerco di fare del mio meglio, canta Sofia, e forse non farò mai meglio di tanti altri, ma spero di bastare a me stessa, se c'è qualcosa di buono in me. Che può sembrare una dichiarazione d'intenti abbastanza ingenua e scontata, ma accompagnata da quei semplici accordi di acustica e da quel pianoforte languido, acquista una dimensione di soprendente profondità. Sorpresa che prosegue nei brani successivi, dove la spessa glassa strumentale che la ricopriva Street of dreams, l'album precedente, si scioglie delicatamente in una serie di arrangiamenti dinamici e sempre centrati sul pezzo (Arms and armour e Lower case letters ad esempio), che prendono per mano il sincero romanticismo della Talvik e lo rendono assolutamente credibile e suggestivo. Sofia Talvik, lo sappiamo bene, non ha pretese di dire cose nuove nel panorama del cantautorato femminile scandinavo: ignora l'ironia connaturata del versante indie-pop (Hello Saferide, etc.), si tiene a distanza di sicurezza dall'intimismo vagamente depressivo di tante colleghe (Frida Hyvonen, Anna Ternheim...), non possiede l'abilità tecnica di una Ane Brun e ha in parte rinunciato agli ammiccamenti del pop internazionale. In definitiva è una singer/songwriter onestamente tradizionale e dotata di buon talento vocale e compositivo, che si mette nel solco di Joni Mitchell e non ne ha vergogna.
Ciò che di nuovo c'è in Jonestown, oltre ad un alto livello medio delle canzoni, è il lavoro di produzione svolto alla grande da Tobias Fröberg, a sua volta cantautore di innata eleganza.
Un bel disco insomma, tanto più se a testimoniarlo sono dodici artisti svedesi (tra gli altri: Christian Kjellvander, Maia Hirasawa, Frida Öhrn degli Oh Laura) che nei mesi scorsi hanno duettato con Sofia dando vita ad altrettante versioni acustiche delle canzoni dell'album (i video qui).
My James Dean
2 commenti:
ma questo sito è davvero una perla della rete! :D
Mi prendo la libertà di linkarlo sul mio blog, così le frequentazioni saranno più numerose!
Piacevole sorpresa, davvero!
Saluts
Superfly
Ti ringrazio molto per i complimenti (esagerati!) e per il link!
Ricambio molto volentieri...
Ciao
Andrea
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