
More modern short stories è il nuovo - il secondo - disco di Hello Saferide. Due anni fa le canzoni di Intoducing lasciarono a bocca aperta molti, come ben sapete. Nessuno aveva mai sentito parlare di Annika Norlin fino ad allora. All'improvviso, nel giro di pochi mesi, la trentenne Annika, giornalista musicale e radiofonica, musicista e autrice di canzoni per gioco e passatempo, è diventata la Cantautrice svedese con la "C" maiuscola, celebrata dai media nazionali e corteggiata (ma non come si pensava all'inizio) dalle major internazionali. Tutto meritato, diciamolo forte: riascoltate l'album d'esordio o l'ep Would You Let Me Play This EP 10 Times A Day? se avete ancora dubbi: il livello di scrittura di Hello Saferide è a tratti impressionante, per ironia, finezza e capacità di maneggiare l'inglese (i testi), per equilibrio, eleganza ed eclettismo (le musiche).
L'anno scorso Annika ha messo temporanemante in frigorifero il progetto Hello Saferide, ha chiamato intorno a sè un gruppetto di musicisti affiatati, ed ha dato vita ad un progetto parallelo, Säkert!, non meno interessante, se non fosse per i testi in svedese che gli svedesi pare adorino smodatamente, ma di cui noi possiamo, ahimè, cogliere poco.
Ben venga allora il ritorno del progetto Hello Saferide, cioè delle liriche in inglese e della squadra originaria della Norlin, con l'inseparabile Maia Hirasawa a dare una mano e - novità! - un asso come Andreas Mattsson (ex leader degli imprescindibili Popsicle e oggi solista di notevole caratura) a suonare, duettare e produrre.
More modern short stories contiene dodici canzoni, ma sarebbe bene dire che prima di tutto contiene dodici storie, dodici racconti di cui Annika è protagonista diretta o indiretta. Se nei lavori precedenti l'ironia delicata e intelligente della Norlin dominava decisamente la scena, oggi l'atmosfera è diversa: Hello Saferide scava a poco a poco dentro di sè, dietro la maschera di cantante/donna di successo, e ritrova lunghe e fredde ondate di ricordi d'infanzia e d'adolescenza dall'aria ben poco confortante. Quasi tutte le canzoni dell'album, in effetti, affondano le radici in un disagio apparentemente rimosso che pare invece riflettersi, nel presente, in una sorta di desolazione sentimentale che la solita ironia può mitigare solo in parte (prendete lo strepitoso singolo Anna come esempio).
Insomma, chi si aspettava da Hello Saferide leggerezza, giochi di parole, citazioni e strizzate d'occhio, non può che restare deluso, o semplicemente spaesato, davanti a un disco che di facile e immediato non ha molto, al di là delle melodie aeree e orecchiabili che ad Annika sembrano venire con naturalezza disarmante. Eppure è un album di canzoni pop, che vengono dal cuore di chi le ha scritte e al cuore di chi le ascolta puntano con forza. Canzoni che la Norlin e il suo gruppo suonano con grandissimo senso della misura. Canzoni che, dopo un paio di ascolti, si stampano in testa, e che è bello seguire con le liriche davanti agli occhi, come piccole novelle musicali diverse e al contempo legate da un filo (emotivo, letterario) impercettibile ma solido.
Le canzoni, allora...
I wonder who is like this one è un inizio dolce, in punta di plettro, e nella sua apparente semplicità è una dichiarazione d'amore tanto originale quanto commovente: le persone sono proprio come le canzoni giura Annika, ognuno è una canzone diversa, e tu sei l'unico che ho conosciuto ad essere "God only knows". Dove la citazione del celebre pezzo dei Beach Boys apre un intero universo di riflessioni sul significato, per ciascuno di noi, della musica pop. Ed ogni volta che mi sembra finita mi viene voglia di premere ancora "play" sembra una frase tolta da un romanzo di Nick Hornby, ma non lo è...
2008 riprende il discorso interrotto con (e nel) 2006 (ricordate la spassosa lista di buoni proprositi contenuta nel singolo di due anni fa?), ma c'è una consapevolezza nuova in questo ritorno a casa dopo il successo (nel grande nord dove gli alberi parlano più forte delle persone) , bagnato di fredda malinconia ed ermetico intimismo dall'arrangiamento, leggero ed ombroso al tempo stesso, orchestrato da Andreas Mattsson: tutto ciò che so è che c'è qualcosa di nuovo quest'anno, tutto ciò che so è che qualcosa di nuovo sta arrivando...
Overall è un dialogo serrato fra Annika e Andreas, in cui due genitori si lavano reciprocamente le coscienze per avere allevato un figlio naziskin. Il ritmo incalzante del pianoforte e la ritmica marziale mettono in scena un bizzarro cabaret della gente qualunque, di cui non si sa se sorridere o essere preoccupati del male che ci cresce accanto senza che ce ne accorgiamo: gli abbiamo sempre sorriso, gli abbiamo nascosto ogni problema, non è così? non è così?, e cosa diranno ora i vicini di quella testa rasata?, forse i capelli ricresceranno, o altrimenti nonna avrà un attacco di cuore...
Lund ha il profumo delle cose migliori di Beth Orton e il soffio impercettibile dei ricordi che non possono più tornare indietro. Il pianoforte introduce quieto e romantico, come accarezzato dalle mani di Carole King, e le memorie si dipanano piano lungo le strade di un passato disegnato a tinte delicate da un hammond gentile: avrei sempre voluto tornare nella loro città e bussare alle loro porte e dire loro qualcosa che non avevano mai sentito dire prima...
X Telling Me About the Loss of Something Dear, at age 16 racconta in prima persona di una verginità persa in modo tanto triste quanto "normale", ed è una confessione ad una sorella maggiore drammatica e sorridente al tempo stesso, dove anche le parole più pesanti sono trascinate in una danza leggera che esorcizza (quasi) ogni inquietudine: ho guardato il soffitto per tutto il tempo, beh non è durato poi tanto, 15 minuti forse, dicevano che avrebbe fatto male ma non è così...
Middlecclass spinge finalmente su un acceleratore rock e con i luoghi comuni del rock gioca livemente: tu e io, rubiamo un'auto, rapiniamo una banca, andiamocene lontano suggerisce Annika, ma i sogni alla Bonnie & Clyde non sono (forse) che sogni ad occhi aperti di uomini e donne assolutamente comuni, che comuni non vorrebbero essere più.
Parenting never ends rallenta nuovamente il ritmo sul dolce carillon di una ninna nanna cantata da una figlia alla madre, dove le repsonsabilità dell'età adulta e del successo sono ghiaccio sottile e l'infanzia riemerge magicamente come l'unico luogo in cui è bello vagare con i pensieri prima del sonno: madre ridammi indietro la mia cameretta, non farò più casino come facevo un tempo, non suonerò più forte i miei dischi la notte, farò piano piano, madre...
Anna allora sembra il (brusco) risveglio dopo un sogno raccontato allo psicanalista: avrebbe potuto essere felice, Anna, con dei genitori perfetti che le insegnano a giocare a hokey e a suonare la chitarra, sicuri che lei non saprà mai come si sta quando il cuore si spezza, ma la realtà è ironicamente amara: mi dispiace tanto Anna, ma tu non ci sarai mai, perchè il tuo papà se n'è andato via e mi ha lasciato... Le relazioni sentimentali dei "grandi" sono destinate a naufragare insieme ai loro progetti. I sogni svaniscono, uno dopo l'altro, inesorabilmente.
25 Days racconta una piccola storia qualunque dove lei aspetta un lui che forse ama e che forse l'ha ingannata. C'è questa immagine formidabile di lei con il fiore in mano nella folla distratta dell'aeroporto di Stoccolma: un cortometraggio tra relatà e fantasia, allegro e malinconico insieme, che pare davvero preso in prestito dal variopinto canzoniere dell'amica Maia Hirasawa.
Sancho Panza risuona nuovamente di ricordi d'adolescenza e lo fa con violenza quasi punk, dove Annika è lo scudiero che arranca nell'ombra lunga dei Chisciotte di turno: io sono quella che nessuno ricorda, eri a scuola con noi? mi dicono, e ancora mi chiedono il nome...
Travelling with you viaggia alta, energica e leggiadra come una creatura dei La's, e non è un caso che le parole disegnino un piccolo sincero accorato manifesto della poetica di Hello Saferide: e ho provato, provato e riprovato, ad andare a visitare chiese con te, o uscire per locali come fanno tutti i ragazzi, ma tutto quello che voglio fare è osservare la vita di ogni giorno...
La vita di ogni giorno che Arjeplog racconta con il cuore spalancato al mondo, in un crescendo di archi che si è fatto attendere per tutto il disco e che dura il tempo di un attimo: il tempo di tornare nella città, dove le storie sono e attendono un poeta o una cantante che le faccia proprie...
Anna
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