
Ascoltare un nuovo album di Pelle Carlberg è un po' come sentire per telefono un vecchio amico di cui non avevamo notizie da qualche tempo: i mesi sono passati, la distanza forse è aumentata, ma quando senti la sua voce familiare è come se fosse stato sempre lì accanto a te, e non puoi fare a meno di volergli bene.
The Lilac Time è il terzo disco solista di Pelle, senza contare la produzione precedente con gli Edson, e non dipinge in realtà nulla di nuovo o rivoluzionario nell'orizzonte musicale dell'artista di Uppsala: le canzoni semplici e lineari del Nostro scorrono rapide lungo i 35 minuti dell'album, forti del loro stile ormai subito riconoscibile e di una piacevolezza melodica immediata che a Carlberg, evidentemente, viene molto facile. Rispetto a quanto abbiamo già ascoltato, il P.C. del 2008 ci sembra in generale più intimo, delicato e austico (in linea forse con la copertina "naturista" dove compaiono tre dei quattro bambini di Carlberg), ma si tratta davvero di sfumature.
Restano poi come sempre, e sono il vero valore aggiunto del songwriting di Pelle, i testi a cavallo fra l'autobiografia ironica ed una visione sorridente e disincantata del mondo: ecco allora il Nostro alle prese con scanzonati ricordi della propria vita a quattordici anni (1983 (Pelle & Sebastian)), malinconie fuori tempo massimo (Nicknames, con la voce discreta di Karolina Komstedt dei Club 8), riprovazione nei riguardi degli amanti degli animali (Animal lovers), intime confidenze a voce bassa (Whisper), improbabili test sull'età mentale trovati su Facebook (la "edsoniana" 51,3) e impietosi confronti fra gli escrementi canini sulle strade di Stoccolma e di Parigi (Stockholm Vs Paris). Tutto all'impronta di una leggerezza che è ormai marchio di fabbrica, e che in alcuni episodi (Metal to metal, Fly me to the moon) risulta veramente irresistibile.
A volte quattro chiacchiere con un vecchio amico riscaldano davvero il cuore, e Pelle Carlberg è uno di quelli che non tradiscono mai...
1983 (Pelle & Sebastian) - Labrador
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