29 settembre 2008

I'm From Barcelona - Who Killed Harry Houdini?


Chi ha ucciso Harry Houdini? Le cronache riportano che il più grande illusionista di tutti i tempi sia morto di peritonite a poco più di cinquant'anni di età, male forse causato da una serie di pugni sferrati da uno studente ammiratore che voleva provare la solidità degli addominali del suo idolo. Come sia andata veramente non lo sappiamo, tuttavia pare che Emanuel Lundgren, mente e motore degli I'm From Barcelona (e probabilmente unico a conoscere tutti per nome i venti e più membri della sua band), abbia una forte fascinazione per Houdini e la magia in generale. E non si può certo negare che qualche notevole gioco di prestigio gli sia già riuscito, primo fra tutti il successo mondiale di critica e pubblico del suo progetto di pop collettivo (giusto per fare un esempio, Pitchfork ha scritto che la musica degli I'm From Barcelona potrebbe fare cantare insieme a squarciagola israeliani ed hezbollah).
A due anni da Let me introduce my friends, opera gioiosa, geniale e pure un po' diseguale al suo interno, Who killed Harry Houdini? sviluppa l'idea pop di Lundgren rinunciando all'aria volutamente naif degli esordi e puntando ad un maggiore eclettismo di soluzioni e atmosfere.
Nel complesso, ascoltando le dieci canzoni del disco, si ha maggiormente l'impressione di un album compatto, con i suoi tempi e le sue sfumature, e meno quella di una raccolta di singoli più o meno furbi.
Ci sono, ovviamente, le accelerazioni corali/orchestrali che hanno fatto la fortuna di Lundgren (il potente singolo Paper planes, le più complesse e progressive Music killed me e Rufus, le divertenti Ophelia e Mingus), ma ci sono anche momenti di quieta e delicata intimità, dove la capacità di scrittura e il tocco gentile di Emanuel sono nudi al centro della scena, mentre i suoi numerosi sodali restano silenti sul fondo (la garbata melodia di Hedphones, la chitarra acustica di Little ghost, e soprattutto la sognante malinconia di Gunhild, vera gemma dell'album, in cui il duetto di Emanuel con la francese Soko fa pensare ad un magico incontro fra le sbilenche ballate degli Sparklehorse e il romanticismo di Damien Rice).
Può darsi poi che forse non tutto sia perettamente a fuoco (l'elettrica Houdini ad esempio avrebbe senso in un disco dei Bloc Party, qui molto meno), però Who killed... testimonia senza dubbio, oltre al grande talento del genietto di Jönköping, il suo sforzo per trovare un equilibrio compositivo e per creare canzoni pop in grado di divertire e coinvolgere chi le ascolta, ma anche di emozionare e convincere ad un livello più profondo.

Paper planes

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