
Il 16 giugno 1965, negli studi newyorkesi della Columbia, Bob Dylan e un pugno di musicisti straordinari registravano in un'unica take miracolosa Like a rolling stone. Secondo il grande critico americano Greil Marcus, che ci ha pure scritto un libro apposta, è uno di quei momenti che hanno cambiato la storia. Della musica, forse non solo.
Certo che a più di quarant'anni di distanza ci sono ancora ventenni che vorrebbero suonare come se il 16 giugno 1965 non fosse mai passato. Anders Elowsson, svedese di Goteborg, è un caso emblematico: il titolo stesso del suo disco d'esordio per la Marilyn Records, It used to feel so good, è la dichiarazione programmatica di un artista che vorrebbe prendere la macchina del tempo e fermarsi per sempre dentro un particolare momento della musica americana senza uscirne più.
Le dieci canzoni dell'album allora fanno le veci della macchina del tempo: Elowsson non vuole tanto assomigliare a Dylan, vuole proprio assomigliare a Like a rolling stone, tanto che ad un certo punto del singolo Main street vi aspettate davvero che la sua voce strozzata e nasale (ma guarda...) cominci ad urlare "How does it feel...". Non succede ovviamente, anzi la canzone vira con decisione (e in modo significativo) verso lidi ben più assolati dello spleen metropolitano del signor Zimmerman. A suggerire che Elowsson vuole fare soltanto musica orecchiabile e divertirsi a citare nel modo più aperto (e onesto) possibile.
Ad ogni modo non si può fare una colpa al giovane Anders di suonare, lui e i suoi bravi musicisti, come una versione addolcita e levigata (quindi non del tutto filologica) dei monumenti di un'epoca, da Dylan alla Band, con un leggero tocco di Stones. Nè si può accusarlo di scrivere canzoni insignificanti: nulla di impegnativo, per carità, ma il ragazzo ha una sensibilità pop notevole, e chissà che crescendo impari a renderla più personale.
Main street
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