
Difficile che una band passi inosservata con un nome come Robert Church and The Holy Community, anche se poi bisogna spiegare ai curiosi che no, non si tratta di gospel o christian rock, ma di purissimo e laicissimo indie-rock, prodotto nelle cantine di Stoccolma.
Anticipato da un mini ep sull'americana Cloudberry, l'album di debutto Le Rouge esce per la Series Two Records, di stanza in Nebraska (!), a testimonianza di una propensione più statunitense che europea. Tanto che viene da pensare che forse, almeno idealmente, i Nostri stanno seguendo le tracce ancora fresche del piccolo successo pop di Peter Bjorn & John, cui la musica del duo stoccolmese assomiglia parecchio, pur in una dimensione (per ora) volutamente lo-fi.
I pezzi di Robert Church (ben 16 nell'album!) mirano tutti ad un'essenzilità indie-rock che raramente travalica i tre minuti di durata, vivono di melodie oblique alla Pavement o alla Sebadoh (in alcuni episodi sembra davvero di sentire la mano di Lou Barlow) di presa sicura ma non immediata, e alternano episodi più nervosi e dinamici, trapuntati da tastierine casio, ad atmosfere più morbide, dove gli innesti di strumenti diversi e di un soffio di elettronica sono calcolati con sapienza e gusto (Eye in the clouds e Grandmas gold per esempio).
Insomma, un piccolo gioiellino prodotto a costo zero, da non perdere se vi sono piaciuti, ad esempio, i dischi di Lacrosse, Springfactory o Jonas Game.
Tale of a king
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