
Non c'è dubbio che Billie The Vision and The Dancers siano una piccola inossidabile istituzione in Svezia e paesi limitrofi: corre voce che abbiano venduto 8mila copie del loro ultimo album (vi sembrano poche? non lo sono!) e sono abbonati al tutto esaurito quando si esibiscono in giro. I meriti della band di Malmoe li abbiamo già decantati molte volte: ci limitiamo a ribadire che se non esistessero bisognerebbe proprio inventarli. Anche se, con questo stravagante equilibrio di ingredenti, riesce difficile credere che sarebbe possibile replicare la formula magica di Billie The Vision senza perdere molto per strada.
Bene. I used to wander these streets è il quarto album di Lars Lindquist e sodali, e parlare di conferma appare a questo punto quasi scontato. Per molti fan di Billie la perfezione è stata già raggiunta al secondo tentativo, The world according to Pablo: può darsi, ma in fondo da quell'ermetico e gioioso concept di tre anni fa i Nostri si sono a poco a poco serenamente distaccati. Potremmo dire che sia Where the ocean meets my hand che questo I used to wander these streets sono album meno esplosivi e più maturi, ma probabilmente l'espressione "maturi" non rende molto l'idea. La penultima fatica di Billie era un florilegio di testi intelligenti e citazionisti, l'ultima - quella di cui parliamo oggi - contiene le canzoni più quiete, intime (e forse autobiografiche) scritte da Lindquist, tanto che gli episodi più movimentati sembrano quasi stonare nel contesto. Insomma, più che alla consueta festa, questa volta sembra di assistere ad un "giorno dopo" venato da una sottile malinconia sia nella musice che nelle liriche, anche se resta immutata la ormai proverbiale leggerezza della band di Malmoe. I pezzi più indovinati del disco sono allora un pugno di canzoni d'amore che paiono scritte davvero con il cuore in mano e mescolano serietà (Someday somehow, Relay race, Hold my hand) e sorridente ironia (I belong to you, dove si parla di Bush, della pettinatura di Robert Smith e di "Friday i'm in love" sulle note di una romanticissima ballata folk).
Qualcuno lo troverà il solito disco di Billie The Vision and The Dancers, con il suo stile ormai riconoscibile dopo tre secondi di ogni canzone. Non lo metto in dubbio. Forse è esattamente quello che ci aspettavamo da loro. E forse le sue undici canzoni meritano di essere meditate e assorbite più approfonditamente rispetto al passato.
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