Non ho un ricordo eccezionale del primo disco delle Audrey, Visible forms, del 2006: all'epoca mi sembrò troppo oscuro e fumoso, per quanto curato e valido musicalmente. Ma forse non ero dell'umore giusto per un disco del genere...E' dunque con un certo sospetto che mi sono accostato a The fierce and the longing, opera seconda da poco uscita per la A Tenderversion Recording. Ora, non credo che il mio umore di oggi sia tanto diverso da quello di allora, nè ho cambiato improvvisamente gusti in fatto di musica, eppure ho inaspettatamente (ri)scoperto una band che avevo a suo tempo sottovalutato.
Certo, le Audrey non fanno musica facile, e il pop lo sfiorano soltanto, grazie soprattutto alle loro eleganti armonie vocali. Per molti versi assomigliano ai Low, capaci come sono di essere tenebrose e soffici al tempo stesso, apparentemente semplici ed essenziali ed in realtà complesse e raffinate.
Insomma, tanto è facile ad un primo ascolto rapido e superficiale avere un'impressione di una piattezza invernale e priva di luce, quanto è bello scoprire a poco a poco le sfumature di ciascuna delle undici canzoni dell'album: le ampie e chiaroscurali tessiture delle chitarre, il drumming nervoso, l'uso insistito e suggestivo degli archi (in particolare del violoncello), che si inerpicano lungo morbidi muri elettrici, i crescendo improvvisi delle melodie solenni e malinconiche, gli inserti quasi drammatici di pianoforte, l'alternarsi e l'intrecciarsi delle voci di Rebecka, Emelie, Anna e Victoria.
Non è musica da spensierati giorni d'estate, questo è chiaro, ma l'affascinante notte nordica delle Audrey è illuminata dai bagliori di un'aurora boreale tanto colorata quanto inquietante, e non si può fare a meno di restare a guardarla a bocca aperta.
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