27 marzo 2008

Springfactory - Springfactory

Come sia possibile che una band indie-pop svedese finisca ad incidere il suo primo album per una minuscola etichetta domiciliata nel Nebraska (!?) è francamente difficile spiegarlo. Tuttavia è proprio lo strano caso degli Springfactory di Peter Gunnarson e Lina Cunnemark, che hanno da poco pubblicato il disco omonimo per la Series Two Records, label difficile da rintracciare persino sulla rete e dedita al lato più twee dell'indie-rock, o viceversa (con una chiara propensione scandinava, date un'occhiata qui...).
A dire il vero le canzoni degli Springfactory già erano presenti su un paio di ep editi in patria negli ultimi due anni dalla minuscola Bedroom, ma l'album ha il merito di mettere nello stesso piatto una porzione abbondante della produzione di questo gruppo di Stoccolma, che altrimenti avrebbe ingiustamente corso il rischio di passare inosservato in mezzo a tanti altri "simili". E dico questo perchè gli Springfactory rappresentano un'interpretazione molto personale dell'indie-pop svedese che bene conosciamo, quindi meritevole di un ascolto attento.
Le dieci canzoni dell'album concentrano in mezzora scarsa un concetto decisamente ampio, consapevole ed eclettico di cosa significa costruire piccole canzoni pop con pochi mezzi. Gunnarson, che ha abbracciato la filosofia do-it-yourself di Jens Lekman e già fa del notevole artigianato pop nei Suburban Kids With Biblical Names, sembra affidare al progetto Springfactory la sua anima più immediata e catchy, puntando tutto sulla voce briosa di Lina e su una serie di melodie di gusto sixties smontate e rimontate con grande abilità, dove chitarre veloci, ritmica impaziente e campionamenti si mescolano senza soluzione di continuità nell'intelaiatura dei pezzi. Insomma, l'anello mancante fra l'aggressiva spensieratezza lo-fi dei mitici Free Loan Investments, la ricercata semplicità di Heavenly o Tender Trap, e la raffinatezza formale di Sambassadeur, Club 8, Peter Bjorn & John o del maestro Lekman. Il risultato è una collezione di canzoni intelligenti, inquiete, oblique e al contempo immediate, piacevoli, a tratti irresistibili (No more meritebbe un pubblico vasto): una nuova stella luminosa nella grande costellazione dell'indie-pop svedese.

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