03 marzo 2008

El Perro Del Mar - From The Valley To The Stars


E' una strana creatura Sarah Assbring, o almeno fa di tutto per sembrarlo. Basterebbe il misterioso nome d'arte che ha scelto per il suo progetto, El Perro Del Mar, associato alle fotografie che la ritraggono sempre algida ed elegante, quasi ieratica, gli occhi azzurri rivolti verso l'obbiettivo e la pelle bianchissima: una Nico svedese che non vuole appartenere a nessun tempo o luogo preciso. L'album di debutto di un paio d'anni fa, Look it's El perro del mar, confermava l'impressione iniziale: tutto nelle canzoni di Sarah appariva etereo e rarefatto, raffinato e prezioso, di una malinconia impalpabile ed al contempo profonda, un bianco e nero di melodie sognanti ed ipnotiche.
Passata dalla Hybris alla Licking Fingers, Sarah pubblica in questi giorni il suo secondo album, From the valley to the stars. Un po' come fanno i suoi compagni di etichetta The Concretes, ma in modo più sottile e meno giocoso, El Perro Del Mar sembra avere il talento speciale di riuscire a scovare, nell'universo pop dei Sixties, tutta la malinconia che là scorreva sottotraccia, e a portarla alla luce nelle sue canzoni. Nelle canzoni nuove il lavoro della Assbring sembra davvero certosino: si sente nella magnifica stratificazione delle voci, e soprattutto nell'essenziale perfezionismo degli arrangiamenti, costruiti attorno alle note morbide dell'organo, del sintetizzatore o del piano, contrappuntate qua e là da un flauto, da un sottile arpeggio di chitarra, da un breve crescendo di fiati, da un tocco di drum machine, da una melodia appena appena ammiccante ai ritmi della Motown (vedi Somebody's baby). Impercettibili increspature di brezza su un quieto lago autunnale, comunque. Niente che possa realmente cambiare i lineamenti sul volto di Sarah Assbring, che possa scalfire la sua serena, affascinante tristezza.

Tutto il disco è in ascolto per qualche tempo sul suo myspace.

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