17 marzo 2008

Ane Brun - Changing Of The Seasons


Sono del parere che tentare di definire a parole la musica di Ane Brun sia un'impresa quasi impossibile. Bisognerebbe prima di tutto trovare aggettivi eloquenti per la sua voce e validi paragoni per il fingerpicking della sua chitarra acustica. Operazione difficile, e non a caso sulla rete ho letto tutto e il contrario di tutto. Un po' lo stesso discorso che si potrebbe fare con lo stile di Josè Gonzalez, insomma. L'impressione, davanti a certi artisti dotati di grande personalità, è che loro stessi abiano acquisito un tale bagaglio di musiche (altrui), esperienza (propria), tecnica vocale e strumentale e talento da rendere quasi superfluo ogni tentativo di mettere un'etichetta più o meno dettagliata, che è poi lo sport preferito di noi appassionati.
Prendete Changing of the seasons, che è il terzo album in studio della norvegese trapiantata a Stoccolma. Ane ha maturato ormai uno stile personale di immediata riconoscibilità, costruito attorno alle spire avvolgenti della sua inseparabile chitarra ed alla sua voce duttile e penetrante. Può darsi che sia blues, può darsi che sia folk, può darsi che ci siano le impronte del jazz e del soul: molto probabilmente tutte queste cose insieme, vissute in prima persona, fatte proprie nel profondo, mescolate nello stesso gesto rapido delle dita sulle corde, nello stesso fiato che fa vibrare la gola, nelle stesse parole impregnate di un'amara, ironica malinconia.
L'essenziale sta tutto qui. Il resto è una costruzione fatta di pianoforte ed archi, ora crepuscolari ora maggiormente ariosi, e voci che disegnano paesaggi quasi irreali - costruzione che il premiato produttore islandese Valgeir Sigurdsson ha cucito attorno ai piccoli racconti pensosi di Ane in modo rispettoso ed impeccabile. Tanto che, se proprio vogliamo farlo questo paragone, non possiamo tacere il nome di Nick Drake, per molti buoni motivi, di forma quanto di carattere.
Changing of the seasons racchiude in fondo nel suo stesso titolo l'idea di fondo della musica di Ane Brun: un'inquietudine costante ma quasi impercettibile, l'alternarsi compresente della leggerezza e della gravità del tempo che passa e ritorna, la sorridente tristezza delle stagioni che finiscono e ricominciano, sempre uguali e sempre diverse.
Certo un disco non facile - meno "immediato" dei due memorabili precedenti - però di un'eleganza superiore, al di sopra di ogni genere, in una parola emozionante.

Ane Brun - The Treehouse song

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