
Tre anni fa circa i Niccokick di Andreas Söderlund cantavano di una sincera ribellione rock'n roll e sembravano voler letteralmente spaccare il mondo con loro indie-rock melodico e arrembante. la canzone guida si chiamava Turn 27 e guardava avanti ad un'età mitica in cui molti miti del rock dei '60 e '70 hanno lasciato questom mondo e sono entrati nella leggenda. All'epoca Söderlund e compagni avevano 23 anni. Oggi, di anni, ne hanno proprio 27, e quasi quasi si pentono di avere scritto quel piccolo inno post-adolescenziale dell'alternative svedese.
Nel frattempo, in effetti, i Niccokick hanno attraversato una silenziosa crisi di identità (quella che colpisce molte band serie che hanno detto quasi tutto nel disco d'esordio e si chiedono se sia il caso di concedere il bis) e il loro leader si è dato da fare come produttore di grido, finendo dietro la consolle di quel gioiello totale che è Introducing Hello Saferide della nostra Annika Norlin.
Insomma, ci hanno fatto aspettare un bel po' di tempo i Niccokick per il "difficile secondo album". Tanto più difficile considerando che Awake from the dead my dear best friend era un concentrato di canzoni talmente energiche e potenti che la band della Scania ha finito per suonare sempre le stesse per anni davanti a piccole folle di indiekids ansiosi di cantarle a squarciagola e farsi trascinare dagli entusiastici crescendo degli anthems di quel primo (e unico) disco dal titolo bizzarro.
Ed ecco allora - giusto in tema di titoli bizzarri - The good times we shared were they so bad?, che esce in questi giorni per Startracks ed ha l'onesta ambizione di soddisfare la lunga attesa della scena indie-pop scandinava tutta. Che dire della musica dei Niccokick versione 2008? Che (per fortuna) non c'è stata nessuna virata traumatica rispetto allo stile piacevole, coinvolgente e leggermente sopra le righe del blasonato esordio. Absolutenoise (la bibbia francese del pop scandinavo) amava definirli "una versione pop dei Nirvana" ed ora li trasforma in "una versione grunge degli Shins". Personalmente non mi sembra azzeccata nessuna di queste (provocatorie?) definizioni, però - a proposito di Shins - non si può fare a meno di tirare in ballo l'aristocrazia dell'indie-rock americano, dai Pavement e dai Dinosaur Jr giù giù fino ai Band of Horses, "genere"/"scena"/"stile" che artisti svedesi come Shout Out Louds, Timo Raisanen, Consequences, Caesars, Laakso, Last Days of April, Wannadies, [ingenting], Hakan Hellstrom, The Radio Dept (e ne ho dimenticati un bel po'...) conosce come le proprie tasche e interpreta a proprio gusto personale.
Andreas Söderlund e compagni d'avventura a loro volta conoscono bene le coordinate del genere che suonano, e semmai in questa seconda prova si danno da fare per aggiungere elementi pop ai loro pezzi, con risultati che possono avvicinarli proprio all'intelligente propulsione melodica degli Shout Out Louds. Non ci sono certo "inni" in The times we shared..., nè l'intenzione di scriverne, ma dieci canzoni piene di chitarre scalpitanti "à la Niccokick", di cori e tastiere tra l'enfatico e lo sbarazzino (quelle del singolo The poet a me fan venire in mente i tedesconi Liquido, ve li ricordate?), e poi di archi languidi, fiati e persino della voce di Annika Norlin, guest star in un brano. Insomma, stavolta Söderlund e gli altri quattro non si fanno mancare niente, tanto che fa un effetto leggermente spaesante sentire la voce sempre un po' out of tune di Andreas immersa in questi arrangiamenti ampi e stratificati, pop fino al midollo (da qualche parte fra l'FM rock americano, il pop-rock dei college e le glorie del britpop).
Com'è allora girare la boa dei 27, cari Niccokick? Una nuova fettina di maturità - che significa più produzione, meno spigoli, disponibilità ad una platea più "tranquilla" - dirà qualcuno. Oppure una specie di perdita dell'innocenza - diranno altri, quelli che "pezzi come I drink to get thrilled non li scriveranno più!". Forse entrambe le cose, e non è nemmeno il caso di fare tanti discorsi esistenzial-musicali.
Per quanto mi riguarda, al decimo ascolto (privilegio che concedo a pochi dischi, per varie ragioni), il nuovo album dei Niccokick non solo non mi annoia, ma mi sembra bello come il vecchio. Nè più, nè meno... Giusto più vecchio di quattro anni, anche se in realtà è di quattro anni più giovane...
P.S.: gran parte dei pezzi nuovi è in ascolto sul loro myspace.
Niccokick - The Poet
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