10 febbraio 2008

Days - Downhill


Probabilmente molti di voi conoscono i dischi dei Clientele di Alasdair Mclean. Personalmente ho amato alla follia Suburban Light: quando uscì (nel 2000 mi pare), suonava come un soffio di brezza fresca e serale, arrivato chissà come dallo stesso cielo dei primi Byrds, dei Felt di Forever breathes the lonely word, di quel monumento alla leggerezza che è l'unico disco dei La's. I jingle jangle trapuntati dalle chitarre, la voce morbida, le melodie malinconiche da giorni di pioggia, i suoni attutiti: tutto nel mondo dei Clientele appariva come un'eco di tempi ormai lontani, in un passato ideale o forse in un futuro che non ci sarà mai.
Il debutto dei Days, quartetto di Goteborg che incide per la minuscola Shelflife, mi fa esattamente la stessa impressione del dolce riverbero pop dei londinesi Clientele e, a tutt'oggi, è a mio parere la cosa più bella uscita dalle lande nordiche in questo 2008 da poco iniziato.
Downhill
è (purtroppo) solo un ep di 5+2 pezzi, ma racchiude nelle sue trame aeree tutto il talento di Fabian, John, Philip e Andreas. Talento che si estrinseca in una manciata di canzoni che per ogni appassionato di pop di marca Sarah Records sono come una boccata di aria cristallina. Può darsi che la proposta dei Days non sia altro che un luminoso fantasma destinato a placare la nostalgia dei vecchi fan dei Felt, dei Field Mice e degli Orchids - anzi lo è in modo evidente e onesto - però la grazia jangly di canzoni come Simple thing o Downhill è fuor di dubbio un piccolo prodigio.

Days - Downhill (video)

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