01 febbraio 2008

Britta Persson - Kill Hollywood Me


Quattro anni sono ormai passati da quando i demo acustici di questa ragazzina di Uppsala suscitarono in Svezia l'impressione di avere davanti la next big thing del cantautorato femminile europeo. In effetti, ascoltando canzoni essenziali, notturne e profonde come Defrag my heart, la sensazione era ed è quella di un'artista già pienamente matura e di grandissimo talento.
Oggi Britta Persson ha 26 anni, alle spalle un disco d'esordio (Top quality bones and a little terrorist) che non ha avuto un successo pari alle sue ambizioni, in tasca una fama che purtroppo non ha varcato i canfini della Scandinavia (a differenza, per esempio, della sopravvalutata Sophie Zelmani, o della norvegese Ane Brun, che a Britta assomiglia per forma e contenuto), e ora un album nuovo appena uscito nei negozi per la piccola etichetta Bonnier Amigo.
Kill Hollywood me conferma ovviamente la caratura di songwriter della Persson, e il primo singolo Cliffhanger, che non a caso apre il lavoro, segna una leggera ma intelligente correzione di rotta rispetto al recente passato, nel segno di un'immediatezza pop di certo non radiofonica, ma sicuramente energica e diretta (emblematico in questo senso l'inaspettato singalong nel ritornello finale di Can i touch?, a mio parere l'episodio migliore del disco). Immediatezza che ritorna anche negli episodi più acustici, dove l'anima blues di Britta si mescola - com'era fin dagli inizi - ad influenze soul, folk-rock e cantautorali provenienti dai '70 americani (soprattutto), rilette sempre in modo raffinato e personale.
Britta non possiede l'ironico e sorridente eclettismo di una Annika Norlin o di una Maia Hirasawa, nè la comunicativa drammaticità di una Anna Ternheim, ma non per questo le sue canzoni mancano di incisività e forza melodica, anche se l'umore generale è sempre tra l'inquieto e il malinconico, il che si traduce in una serie di arrangiamenti non facili, talvolta dissonanti e un po' freddi (meno comunque di Top quality bones, meno di qualsiasi disco di Cat Power o P.J.Harvey), in alcuni episodi invece decisamente coinvolgenti (U-turns e Car song su tutti).
Questo per quanto riguarda un giudizio oggettivo sul primo disco scandinavo "importante" del 2008. Poi, se volete la mia verità personale, vi dirò che nessuno dei due album di Britta Persson vale la nuda bellezza di Demo#1, ma in fondo io sono un nostalgico senza speranza. E soprattutto mi piacciono le canzoni facili...

Cliffhanger

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6 commenti:

LunaRossa78 ha detto...

Ottimo sito!! Complimenti!

So di andare un po' fuori dal tracciato, ma sai consigliarmi qualche gruppo svedese che recupera tradizioni folk nordiche? Grazie!

cornalis ha detto...

Di gruppi folk svedesi/nordici ce ne sono centinaia: basta fare una piccola ricerca su myspace (o anche su wikipedia) per rendersene conto. Io ne conosco davvero pochi, però ti posso consigliare i Frigg, che sono metà finlandesi metà norvegesi e rivisitano la loro tradizione con un occhio al folk celtico (non poi così distante, almeno formalmente). Stessa cosa fanno i Triakel e i Swap, che sono svedesi. I Garmarna invece partono dalla tradizione svedese e allargano il discorso alla musica etnica.
Di più non so.
Di sicuro anche singer/songwriters come Lars Winnerback e Hakan Hellstrom pescano nella loro tradizione folk, ma non è facile capire (per me) in che misura.
Ciao e grazie per i complimenti!

lunarossa78 ha detto...

Grazie mille! L'idea mi era venuta leggendo il tuo post sulle Abalone Dots e proprio su Lars Winnerback ;) Adesso approfondirò i nomi che hai citato. Non amo molto il plastic pop nordico, ma diversi artisti folk che hai segnalato qui sono stati una vera scoperta! Bravo e vai avanti così!

lunarossa78 ha detto...

Perdonami, intendevo "...diversi artisti COUNTRY che ha segnalato qui..." ;)

Anonimo ha detto...

Complimenti per il Blog veramente interessante, per chi come me ama la Scandianvia!!!

cornalis ha detto...

Grazie!
;)