26 febbraio 2008

Bonnie and Clyde

Esiste un indie-pop svedese per eccellenza? quello da segnalare "vedi alla voce..." sul dizionario del pop? Ovviamente no, non esiste: l'arcipelago musicale da quelle parti è talmente vasto e frastagliato che non avrebbe senso dire che un'isola è più isola delle altre. Certo, può essere un gioco divertente, e sfido chiunque a dire che dieci anni fa l'indie-pop svedese non era incarnato dai Cardigans oppure, in una stagione più prossima a noi, dai Concretes? Questione di successo commerciale, in parte, ovvero di esposizione internazionale. Ma anche questione di atmosfera: quella che noi non-svedesi dipingiamo intorno agli artisti di quelle lande ed alla loro "maniera" di porsi. Morbida, melodica, elegante, femminile, freddamente passionale, modernamente retrò. Luoghi comuni, forse...
Maniera e luoghi comuni che Fanny Wijk e Rickard Hallin, giovanissimo duo di Goteborg che si fa chiamare Bonnie and Clyde (omaggio alla canzone di Gainsbourg?), sembrano però considerare un modello canonico, tanto che - se dovessi indicare un gruppo debuttante che si può mettere con successo nella scia delle fortunate band di Nina Persson e di Victoria Bergsman - farei subito il loro nome. Volete rivedere le calde scintille pop dei Concretes dell'album omonimo? Allora provate a sentire le canzoni di Fanny e Rickard (poche per ora: contenute in due ep, l'ultimo per la benemerita Cloudberry, più una cover di Little Big Adventure, Happy people, scaricabile qui, che vi consiglio di non perdere!) : ritroverete il medesimo umore corale e sornione, la stessa luminosa penombra, lo stesso gusto colto e sbarazzino per i colori dei Sixties, quella "svedesità" che amiamo tanto anche se non sappiamo bene perchè.
Teneteli d'occhio, i due banditi: sanno il fatto loro...

Bonnie and Clyde - First fall [Cloudberry]

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