05 novembre 2007

Jonna Lee - 10 Pieces 10 Bruises


Non sono molti gli artisti svedesi a poter vantare sul loro sito una biografia uscita dalla penna frizzante di Annika Norlin (aka Hello Saferide). Jonna Lee, nuovo acquisto della Razzia Records in effetti non è una ragazzina, e qualche riga di vicenda personale da far raccontare all'amica cantautrice ce l'ha. 26 anni, adolescenza da nomade della scena musicale vissuta nei piccoli club di mezzo mondo, residenza divisa tra Stoccolma e Londra, incessante lavoro attorno ad un album inciso e reinciso più volte, debutto ufficiale ben recensito in patria e votato ad una distribuzione più ampia, forte della collaborazione con un nome non proprio di successo ma conosciuto e stimato nell'ambiente come Ed Harcourt.
1o Pieces 10 Bruises è in effetti un buon esempio di quel pop femminile adult oriented, pensato mix di melodia radiofonica e arrangiamenti ricercati, raffinato ed accattivante, internazionale o per meglio dire cosmopolita, di cui sono o sono state campionesse - non a caso - artiste provenienti dai due emisferi come Aimèe Mann e Bic Runga (sentite I wrote this song: pare una outtake di Beautiful collision!), Fiona Apple e la prima Emiliana Torrini, Marha Wainwright e Leona Naess (che Jonna indica come suo principale modello, e un po' si nota), KT Tunstall e Feist.
Troverete infatti tracce evidenti delle artiste appena citate nell'album di Jonna Lee, il tutto spalmato su una superficie sonora resa luccicante dal lavoro di produzione e dalla voce sicura e sensuale della Nostra. Ben lontano quindi, se ci pensate, dalla spontaneità essenziale e quasi disarmante degli altri artisti della Razzia, dalla stessa Hello Saferide a Maia Hirasawa e all'indie rocker per eccellenza Timo Raisanen. Molto vicino invece allo stile di songwriters come il citato Ed Harcourt o come Josh Rouse, capaci però di una profondità di sguardo che la Lee non sembra (ancora) avere.
Intendiamoci, 10 Pieces è un ottimo prodotto pop, costruito con intelligenza, equilibrio e talento da Jonna e dai suoi collaboratori. Il suo limite - se vogliamo trovare un limite - sta forse proprio nella sua aurea medietas: difficile che qualcosa davvero risalti in tanta calcolata perfezione, nella malinconia imperturbabile di pezzi belli e algidi come Autumn song, Closer, Prints e Time, nella furba raffinatezza dei singoli Dried out eyes e Ordinary I.
Tutto (apparentemente) perfetto. Niente di (apparentemente) memorabile. Ma, in fondo, il pop è anche questo, e Jonna Lee lo sa meglio di noi...

Dried out eyes

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