
Può sembrare buffo dedicare una monografia ad una band pressochè sconosciuta che ha prodotto fino ad oggi solo 2 album. Ne convengo, non fosse che The Charade, questo il nome del gruppo, ha in realtà alle spalle una militanza nella crème del pop svedese dei primi '90 degna di essere quantomeno citata in questo blog swedishpop-oriented.
Gli Charade sono in tre: Magnus Karlsson, Mikael Matsson e Ingela Matsson. Magnus passa gran parte degli anni '90 alla guida degli Happydeadmen, una delle formazioni più interessanti e seminali dell'indie-pop svedese, titolare di quattro album sparsi lungo il decennio (pubblicati tra l'Europa, gli States e il Giappone), ugualmente incentrati su un guitar pop melodico e jangly debitore di Smiths, Lloyd Cole e teenage Fanclub. Mikael invece milita dalla fine degli Ottanta in quei Red Sleeping Beauty che, per merito, innata eleganza e anzianità di servizio, sono entrati da tempo a far parte dell'aristocrazia del twee pop svedese ed europeo. Sciolta la band dopo numerosi 7" e due album, mentre il compagno di viaggio Niklas Angergård si prepara ad un roseo futuro con gli Acid House Kings, Mikael Matsson inaugura il progetto The Shermans, reclutando Ingela Karlsson alla voce. I tre album sotto l'egida dell'americana Shelflife portano avanti il discorso twee colto, delicato e sixties oriented dei RSB, rendendolo se possibile ancora più etereo e levigato. Merito soprattutto della voce di Ingela, che nel frattempo diventa moglie di Mikael. L'incontro (casuale?) dei coniugi Matsson con Magnus Karlsson nel 2004 porta infine alla nascita dei The Charade, che ovviamente hanno impresso nel codice genetico le caratteristiche di tutti i gruppi di provenienza: la verve sbarazzina degli Happydeadmen, l'appassionata ricerca della perfect pop song dei Red Sleeping Beauty, la sorridente leggerezza degli Shermans.
Se avete visto il film Charade di Stanley Donen siete già a buon punto per capire cos'hanno in mente i tre stoccolmesi. Là (nel film) una bizzarra storia d'amore parigina fra Audrey Hepburn e Cary Grant, inframezzata da omicidi che nessuno prende sul serio e una sarabanda di battute ironiche dei due protagonisti sui rapporti sentimentali. Qui (nei dischi degli Charade) un copione molto simile: canzoni di argomento amoroso trattate con un sorriso sornione che piacerebbe a Nick Hornby, atmosfere allo stesso tempo frizzanti e demodè, lieto fine deliziosamente scontato. Insomma: interpreti di classe, puro e arguto divertimento.
All'ironia generale aggiungete il fatto che i due recenti dischi degli Charade - The best is yet to come e A real life drama - non sono editi in Svezia (dove, oibò, sono quasi introvabili!) , ma dalla benemerita Skipping Stones (la stessa degli ottimi Celestial), che ha sede nientemeno che in Connecticut.Il piccolo universo del twee pop non ha confini, nè geografici nè cronologici, e gli Charade stanno lì a dimostrarlo. La loro forza non sta certo nella ricerca di nuovi sapori e combinazioni in un genere già così definito (a questo ci pensano i Sambassadeur), bensì nell'applicazione ad un tempo spontanea e certosina di un modo "gentile", lieve, solare di fare musica pop.
Ascoltate le chitarre degli Charade, vi verranno in mente i jingle jangle più o meno squillanti o maliconici dei Byrds, dei La's, dei gruppi della Sarah Records, della Shinkansen, della Shelflife o della Matinèe, fino alle cose svedesi dei già citati fuoriclasse Acid House Kings o degli Edson di Pelle Carlberg. Ascoltate la voce educata e graziosa di Ingela Matsson e vi ritroverete davanti Heavenly ( e le varie reincarnazioni di Amelia Fletcher: Tender Trap e Marine Research), oppure Cat's Meaow, Saturday Looks Good To Me, Aberdeen, Softies, Camera Obscura, Icicles, eccetera.
Qualcuno definisce volentieri la musica degli Charade "derivativa". Aggettivo tagliente, spesso usato con una sfumatura di critica sprezzante. Probabile però che Magnus Karlsson e soci - che nel "derivare" dall'ortodossia twee pop il proprio stile ci hanno costruito una carriera - non si offendano per questo: scrivere canzoni di tre minuti che facciano star bene chi le ascolta (e chi le suona), in fondo, non ha certo l'obiettivo di cambiare il mondo della musica popolare, è pura estetica, consapevole edonismo, concepito e prodotto con pochi mezzi. Vedi articolo 1 della Costituzione della musica pop...Gli Charade non sono dei "geni", non possiedono l'eclettismo di uno Stephin Merritt o la classe di uno Stuart Murdoch, benchè abbiano ascoltato a ripetizione gli stessi vecchi dischi, però It's summer again, The sun it's gonna shine on you and me, Night time confession (dal primo disco), My song to you, A though decision, Love always happens so fast (dal secondo), oppure l'acustica e appena malinconica accoppiata urbana Stockholm january 2005 e Stockholm July 2006, sono tutti episodi di un'onesta e immediata bellezza, capaci di strapparvi un sorriso anche se non vi sentite dell'umore giusto. E non c'è da stupirsi se il micidiale ritornello di Dressed in yellow and blue, dove Ingela canta "don'you know that a goal can change your life", è diventato inno (non ufficiale) della Nazionale Svedese agli ultimi mondiali (e poco importa se Ibrahimovic e soci sono usciti prima degli ottavi, d'altra parte l'album si chiamava profeticamente "A real life drama"...).
Discografia:
The Charade - The best is yet to come (2005) ****
The Charade - A real life drama (2006) ****
The Shermans - Casual (1999) ***
The Shermans - In technicolor (2000) ***
The Shermans - Happiness is toy shaped (2001) ***
Red Sleeping Beauty - Bedroom (1995) ****
Red Sleeping Beauty - Soundtrack (1997) ****
Happydeadmen - Eleven pop songs (1990) ****
Happydeadmen - Game set match (1993) ****
Happydeadmen - After the siesta (1997) ***
Happydeadmen - A decade in pop (1999) ****
The Charade - Dressed in yellow and blue
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