La Imperial Recordings di Stoccolma ha un feeling speciale con artisti dal carattere vagamente ombroso: i malinconici (e sottovalutati: Holes è un ottimo disco acustico) Melpo Mene, gli inquietanti Samuraj Cities, a metà tra rock ed electro-pop, i romantici à la U2 Eskju Divine. E soprattutto quel fenomeno da classifica di livello mondiale che porta il nome esotico di Josè Gonzàlez. Di Gonzàlez sapete già probabilmente tutto, e avete trovato i suoi dischi sugli scaffali del vostro negozio di dischi di fiducia (come minimo a 20,90, ho indovinato?), compreso l'ultimo In our nature (il titolo dovrebbe fare riferimento al fatto che Gonzalez tra l'altro è ricercatore di biologia all'università di Goteborg). Josè tratta la sua chitarra acustica con mani più che sapienti, facendola suonare blues e folk al tempo stesso, prendendo tanto da John Martyn quanto da Nick Drake, e facendo depositare tra le corde un'atmosfera impercettibilmente sudamericana. Le sue canzoni hanno sempre un colore particolare, come certe vecchie stampe virate seppia dal prezzo ormai insestimabile. Come il compianto Ellioth Smith, ma in modo apparentemente più "freddo" e meno marcatamente melodico, Gonzàlez scrive e suona in (quasi) totale solitudine una musica introversa, suggestiva, colta (ma non virtuosistica) e volutamente senza tempo, traducendo la propria inquietudine nei suoi raffinati ed essenziali quadri acustici. Timidezza e talento di pari misura, che In our nature esalta ad ogni arpeggio, aprendo paesaggi morbidi e innevati, crepuscolari e sognanti. Senza dubbio un album immancabile per l'inverno a venire...
Impossibile quindi parlare di Billie Lindahl, in arte Promise And The Monster, l'ultima scoperta dell'Imperial, senza fare riferimento all'autore di Veneer e In our nature. Transparent knives, album di debutto di Billie, appare in modo quasi impressionante come il volto femminile della musica di Gonzàlez. Fin dall'iniziale Sheets, Promise And The Monster (un giorno bisognerà parlare a parte di questo amore delle catautrici svedesi per gli pseudonomi stravaganti) accompagna l'ascoltatore lungo un percorso interamente notturno e sottilmente inquietante. La sostanza emozionale è la stessa di Gonzalez, e simili sono i mezzi, anche se Transparent knives aggiunge al tessuto acustico una gamma di strumenti più ampia, dove il violoncello, il glockenspiel e l'eco della voce eterea di Billie servono ad estendere ed allungare l'orizzonte delle canzoni, verso territori d'ombra e (poca) luce che si sfaldano al primo sguardo. Il paragone con i lavori Joanna Newsom non è azzardato, anche se le atmosfere, benchè più essenziali e baluginanti, sono maggiormente vicine a quelle dei connazionali The Tiny o allo stile dei Red House Painters di Mark Kozelek. Un debutto da tenere d'occhio.
Josè Gonzàlez - Teardrop
Promise And The Monster - Sheets
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