
Night falls over Kortedala è il primo disco di Jens Lekman. Sì, lo so, è inutile che strabuzziate gli occhi: ne avete già due in casa, e li ascoltate spesso… Fatto sta che “When i said…” e “You’re so silent Jens” non erano album concepiti come tali, ma raccolte di canzoni uscite in modo più o meno sparso. Il che ci porta a introdurre subito il mondo musicale di Jens: non ci troviamo di fronte al “solito” artista pop (quello da primo singolo – album – secondo singolo se va bene), ma a un artigiano di canzoni, che dà poca importanza alla confezione ed alle tempistiche della distribuzione discografica. Mettevi nel lettore le due raccolte precedenti, e ti trovavi nelle orecchie cose stilisticamente disparate, anche se venivano fuori dalle stesse pagine di diario, scritte con la stessa personalissima calligrafia.
Ricominciamo: Night falls over Kortedala è il primo disco di Jens Lekman, poiché (fatta eccezione per The opposite of Halleluja) è frutto di un medesimo grappolo di ispirazione: un disco personale, intimo, familiare – così l’ha voluto Jens. Cosa cambia? Direte voi. Ecco, al di là di una più ampia attenzione produttiva, che nelle raccolte non ci poteva essere, non cambia molto: le dodici canzoni di “Night Falls…” sono altrettanti quadri, talora perfettamente naturalistici, talora quasi astratti, dipinti dalla mano dell’autore – lo dicono tutti, non solo io – più talentuoso uscito dalla Svezia, forse dall’Europa intera, negli ultimi anni.
Lo sapete bene con chi abbiamo a che fare: Jens è un onnivoro pop, tutto ascolta e tutto macina e rimacina fin dalla tenera età (adesso ha 23 anni, e a 23 anni già lo trattiamo come un classico), e soprattutto è un artigiano di abilità straordinaria: difficile dire dove inizi il suo e dove finisca il gioco di incastonamento/citazione presente in modo (ormai) massiccio in ogni sua composizione. Prendete una qualsiasi delle canzoni di Night falls... e ci trovate, dietro/sotto/sopra la linea melodica, un loop orchestrale rubato in qualche misconosciuto disco di cinquantanni fa, oppure un riff jangly di chitarra che avete già sentito da qualche parte (ma dove?) e non vi farà dormire di notte fino a quando non lo avrete scoperto (in tal caso auguri…! Possibile che la frase di chitarra della splendida You put your arms around me sia la stessa di I had a guitar di Pelle Carlberg!?). Insomma, pane per i denti di ogni appassionato citazionista… Tecnica a parte, il modernariato di Jens Lekman pare perfezionarsi sempre di più di disco in disco, sfuggendo a facili paragoni (abusato quello con i Belle & Sebastian) e aprendo invece un ampio ventaglio di reali o presunti modelli, a suggerire che ogni canzone in fondo è un mondo a sé stante, e bisogna ascoltarla con attenzione, senso storico e una buona dose di ironia, per apprezzarla in modo efficace. Il rischio è che l’eclettismo quasi bulimico di Jens a tratti lasci spaesato (o annoiato) chi ascolta il suo disco: non è facile passare da fastosi arrangiamenti alla Bacarach ai campanelli infantili (It was a strange time in my life), da atmosfere da crooner d’altri tempi (And i remember every kiss) a ritmi calypso, da ballate acustico-orchestrali vietate ai diabetici (Shirin) a groove spezzati e funkeggianti (Kanske ar jag kar i dig), dal sassofono stralunato di Friday night at the drive in bingo al beat ammiccante e danzereccio di Sipping on the sweet nectar, passando per tributi sparsi a Paul Simon e alla Tamla Motown, inserti di arpa, campionamenti assortiti, fiati, flauto, archi, ukulele, drum machine e quantaltro… Dopotutto Elvis Costello, re di tutti gli onnivori pop, lasciava al suo pubblico il tempo di un album per abituarsi ai cambiamenti di rotta.
Ma Jens Lekman è così, prendere o lasciare. Un po’ come quel geniaccio di Stephin Merritt (a.k.a. Magnetic Fields)… Impossibile però resistere al ritornello di The opposite of hallelujah, alla bizzarra delicatezza di A postcard to Nina, alla leggerezza di nuvola della già citata You put your arms around me, testimonianza della grande sensibilità compositiva (anche a livello di testi) del Nostro. Senza dimenticare la voce di Jens, di un’eleganza naturale sempre più disarmante.
Mettetevelo via: si parlerà di capolavoro (annunciato il 9.0 per Pitchfork, per quel che può servire) e si paralerà altrettanto di delusione cocente (che fine ha fatto Black cab?). A Jens, comunque vada, non gliene fregherà nulla: ha scovato un paio di vecchi vinili in qualche buco polveroso travestito da negozio di dischi, e non ha molto tempo per badare a quello che si dice di lui. E intanto, a Kortedala, la notte scende…
2 commenti:
Hi!
We are a swedish pop-band called Penny Century. All the tracks of our latest album, from Letterbox Records, is uploaded on www.allears.se ( http://www.allears.se/ViewBand.aspx?bandId=09eaf54d-6a78-4077-8de7-847fc0aed2cc) for your listening pleasure. If you have time, lend your ear to the songs and maybe even write a line or two about it if you like it. It would mean a lot to be mentioned.
/ Penny Century
Ps: You can download a couple of tracks for free on our myspace ( www.myspace.com/pennycentury )
Buon vecchio Jens! Io aspetto con impazienza il nuovo cd...
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