
Carina Johanson e Ola Frick, ovvero i Moonbabies, possono vantare un discreto passato da indie-rockers, hanno passato i confini della Svezia da un pezzo, incidono per una major (V2/EMI), possono permettersi persino di mettere entrambi i piedi nella top10 svedese, normalmente off limit per il 99% degli artisti di cui parliamo in questo blog. Se ne cercate i motivi nei vecchi dischi del duo resterete quantomeno perplessi: bei lavori, certo, ruvidi a tratti, non privi di appeal commerciale, ma per nulla da classifica. Roba da canadesi, insomma, sempre che il Canada sia poi quel paradiso "alternative" di cui si parla (e si legge) da quando New Pornographers, Arcade Fire, Stars, Broken Social Scene, etc. sono finiti sulla bocca di tutti e sulle copertine che contano.
At the ballroom come da copione ha sfondato ancora di più: vendite record (per un disco indie si intende), concerti esauriti, canzoni prenotate da serial tv americani di successo. Come la mettiamo allora? La mettiamo che At the ballroom forse non è un capolavoro, nè uno dei capisaldi del pop degli ultimi dieci anni, nè una ruffianata commerciale, ma è un disco capace di convincervi, dal primo all'ultimo dei suoi quaranta minuti, di quanto i Moonbabies meritino tutta l'attenzione che hanno conquistato. Riferimenti? Quelli citati sopra, Stars sopra tutti (se non altro per le voci maschile e femminile in alternanza o sovrapposte), più gli ultimi Death Cab For Cutie, i Band of Horses, gli Shins... ma è un esercizio che potrebbe citare molte fonti senza centrarne nessuna: quella dei Moonbabies è un'idea di indie assolutamente americana e attuale nei mezzi (strumentazione classica, una spruzzata di elettronica dove serve, arrangiamenti a tratti molto complessi, eclettismo molto misurato e grazieadio poco sperimentale), ma in fondo assolutamente svedese e personale nella ricerca melodica e nei toni sempre delicati e sognanti. E poi, è proprio il caso di dirlo, canzoni (pop) come War on sound, Don't ya know e Take me to the ballroom "spaccano", ed è bello ritrovarsele in mente dopo un paio di ascolti e tornare poi ad indagarne le sfumature.
Per il momento... disco svedese dell'anno di justanotherpopsong.
Non mancate di guardare il video di War on sound :
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