
A 32 anni Liv Marit Bergman, popstar tascabile, piccola gloria della scena svedese, se n’è andata da Stoccolma e si è trasferita a New York City in cerca di fortuna. “Dio – ha scritto Marit nel suo diario – dammi almeno un successo internazionale che mi faccia guadagnare un po’ di grana, che possa restare qui per sempre…”. A 32 anni Dio non ha ancora concesso a Marit ciò che domandava (in compenso ha bussato alla porta di Peter Bjorn & John, ma questa è un’altra storia che vi racconterò più avanti), e tuttavia Marit se ne va a zonzo per
Non conoscete Marit Bergman? Sbrigatevi, prima che Hollywood o la tivù via cavo saccheggino le sue canzoni propagandandola come “nuova promessa sconosciuta e promettente”, “provinciale sperduta nella capitale del mondo”, “folletto pop scandinavo” e quantaltro: “Oggi a TRL Live NYC, Marit Bergman!”. Marit chi!?
Procuratevi i tre dischi che la fanciulla ha prodotto con scedenza biennale, e misuratene il talento alla prova dei fatti.
3 AM Serenades è il debutto che potreste aspettarvi da una ragazza votata al pop con un recente passato da quasi punk. Ci sentite un’indole ancora poco addomesticata che si diverte a dare una veste melodica a canzoni marcatamente rock, il che non ha nulla a che fare – per fortuna – con le Avril a venire, e qualche grado di parentela con Liz Phair. Sweden meets Marit Bergman: la fanciulla ha i capelli corti, un sorriso rotondo che non convince del tutto, e ci scommettereste le barbe degli Abba che nasconde un paio di tatuaggi da maschiaccio sotto i vestiti da alternativa. Pronta per le charts che contano e i varietà della sera in tivù? Ovvio che sì, ma Marit nelle classifiche e nei programmi della tele ci entra dalla porta sul retro, con quel sorriso di prima (lo capite adesso, svedesi, questa vi sta un po’ prendendo per i fondelli, ma solo se pensate che la starlette locale Robyn sia meglio di Madonna e che le produzioni americane del semidio della consolle Max Martin gli meriterebbero il titolo di baronetto della corona). Bene, a Marit Bergman piace il rock americano, ma proprio quello che passa in radio, eh, e pare piuttosto incazzata con qualche moroso che le ha spezzato il cuore, come è giusto che sia. Professori, datele una sufficienza stiracchiata e toglietevi quel ghigno dalla faccia: se Marit finora ha pulito il pavimento nel negozio dei Roxette, non è che il primo passo per mettersi in attività da sola.
Baby dry your eye allora è l’esame di maturità di Marit, e lei lo sa: gli applausi nell’intro sono di incoraggiamento, e lei ricambia con il suo primo singolone di peso, quella Tomorrow is today che parla la stessa lingua del disco di debutto, ma a duecento all’ora e con una sicurezza da pilota navigata. Cos’è successo nel frattempo? Poco? Molto… Innanzitutto un lavoro di produzione che gioca al rialzo e farcisce ogni pezzo di gingilli pop: controvoci, fiati (sentite quelli di Can i keep him), pianoforte e quant’altro… Marit è cresciuta a pane e Cindy Lauper, e le piace che si senta. E quando comincia a cantare I will always be your soldier non c’è bisogno che l’esame di pop prosegua: voto massimo sia nelle conoscenze che nelle competenze, Marit ha studiato sodo e sa quello che sta facendo. Le rabbie del passato sono definitivamente alle spalle: da qui in avanti è tutta una festa, canzoni d’amore, ironia e fuochi d’artificio: Let’s just fall in love, c’è altro da aggiungere?
I think it’s a rainbow è
Basta così? Sì, in attesa del disco newyorkese, quello della consacrazione internazionale. Sempre che la ragazza non si stufi di incidere covere di Justin Timberlake (My love) molto migliori dell’originale, e compri il biglietto di ritorno prima del tempo. Goditi NYC, Marit, e non pensare al domani!
I will always be yor soldier live acustico a NYC un paio di mesi fa:
1 commenti:
CIAO!!!!
Ebbene si
eccomi qua a commentare, anzi a elogiare il tuo blog! Grande!
ora lo visiterò più spesso...
alla porssima visita cercherò innanzitutto di essere più preparato su marit bergman e soci...
a presto!!
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