Susanne Sundfør ha 21 anni e vive a Bergen, Norvegia. Suona il pianoforte, scrive canzoni, le canta. Ha inciso un disco (che porta semplicemente il suo nome ed ha una strana copertina naif) per una piccola etichetta della sua città, la Your Favourite Music. Se date un'occhiata al suo myspace vi dirà che le sue influenze sono (cito) Thom Yorke, Fleetwood Mac, Leonard Cohen, Jeff Buckley, Neil Young, Stanley Donwood, Cat Power, Martha & Rufus Wainwright, Nick Cave,Norah Jones, Carole King. Il che mi risparmia la fatica (si fa per dire) di trovare paragoni più o meno palesi o piuttosto improbabili per dire a parole la sua musica.Se l'elenco vi fa vibrare qualche antenna, allora probabilmente sarete curiosi di sentire qualche composizione della signorina Sundfør. Non perdete tempo e cominciate con Walls che - parere personale ma perentorio - è una di quelle canzoni che non capisci bene se è solo un pezzo di bravura, uno sfrontato segnale di presunzione, un calcolato omaggio ai "classici" (vedi sopra) o un piccolo classico che annulla ogni tentativo di calcolo (non aspettate che vi dia io la risposta, eh!). Nel frattempo, mentre riflettete sull'amletico quesito, avrete schiacciato il tasto repeat almeno un paio di volte (qui c'è pure il video della canzone, per i completisti). E se avrete la pazienza di misurare Susanne sul respiro del suo intero album, finirete forse ancora più dubbiosi di prima, con l'unica certezza del notevole talento come songwriter della Nostra (ancora in divenire, certo: ha 21 anni signori...), della potente e versatile sicurezza della sua voce e della caparbia produttiva con cui ha costruito il suo debutto in equilibrio tra essenzialità totale e arrangiamenti più complessi e sottilmente oscuri (Ane Brun nell'aria...).
Fosse di New York e avesse l'appoggio di qualche indie-major, Susanne Sundfør starebbe già sulle coprtine che contano e qualche illustre critico consiglierebbe a Regina Spektor, Martha Wainwright, Norah Jones e compagnia bella di farsi sportivamente da parte. Ma Bergen non è New York, e forse Susanne non sarebbe così Susanne come l'abbiamo conosciuta...
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