Tramontato il triumvirato femminile (se così si può dire ) con il forfeit di Victoria Bergsman, The Concretes restano nelle mani delicate e sicure di Lisa Milberg, Maria Erikson e compagni di viaggio vari. Non sono così sicuro che In colour abbia sortito gli effetti desiderati, sia sul piano commerciale che su quello della fama: eppure era un buon lavoro, punto di arrivo di una piccola carriera costruita mattone su mattone. Hey trouble arriva - non a caso - piuttosto in sordina, e resto in curiosa attesa dell'attenzione che la nostra stampa specializzata riserverà al nuovo disco dei Concretes.Veniamo al dunque: allora esiste per i Concretes un'era "post-Victoria Bergsman"? Risposta: no. Tutto sembra più o meno dove l'abbiamo lasciato: lo stile dei Nostri lo conosciamo ormai a menadito, e loro giustamente non cercano strade rischiose o sconosciute. Hey trouble viaggia tranquillo nella sua confortevole e raffinata dimensione pop-soul-folk e, anche se a volte finiscono per citare se stessi, poco importa, perchè canzoni atmosferiche e costruite con sapienza come Firewatch e Didion e la scoppiettante Oh boy sono come quei vecchi amici che ogni tanto è bello semplicemente rivedere, anche se poi non hanno gran chè da raccontarci.
Insomma, lunga vita ai Concretes!
The Concretes - Hey Trouble (Licking fingers) ***
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