Come spesso mi accade, comincio ad ascoltare un disco nuovo in modo distratto, in puro consapevole sottofondo. Poi, se la scintilla scatta, faccio rewind e cerco di capire con cosa ho a che fare.Nel caso dei Celestial di Andreas Hagman la scintilla è balenata al secondo 22 del primo pezzo, Brighton girls (un omaggio alle Pipettes? no, non credo...), quando partono le chitarre e il disegno prende forma (avete presente i disegni dei bambini, con il sole giallo con i raggi lunghi lunghi, il mare blu sullo sfondo e un aquilone rosso in cielo? Non so perchè, ma la musica dei Celestial è un po' così: seria e svagata al tempo stesso, estiva di un'estate sul mare del Nord). Con Horoscope il nome Sambassadeur ha cominciato a farsi strada in testa (a proposito, escono con il nuovo a fine estate): questione di stile e di riferimenti, di chitarre cantilenanti e melodie fatte di nuvola (ecco, c'era anche una nuvoletta nel disegno...), di voci femminile e maschile che si incrociano a metà strada, di orizzonti aperti a fughe e sogni (Saving my presence, traccia 3). E poi Mojave 3 (quelli del primo disco, languidi e notturni, chi se li ricorda?) in The boy who never says goodbye, i La's degli inni generazionali di una generazione che non ascoltava i La's (il jingle jangle di Dream on), e altre delizie assortite di casa Sarah o Siesta o Matinèe (lo chiamano twee pop) e persino Jesus & Mary Chain (esageriamo?). E quando il vaiggio finisce dalle parti di una ballata strappacuore come Pale blue eyes (la voce è quella di Malin Dahlberg) non è difficile avere l'idea di avere a che fare con uno di quei classici che finiscono sepolti sotto la sabbia come conchiglie portate dal mare (un altro è il primo disco degli scozzesi Starlets, 4 o 5 anni fa, e se non l'avete mai sentito i Celestial non vi appariranno del tutto nella giusta prospettiva).
Bello, bello, bello: il disco ideale per questa estate anticipata...
Celestial - Dream on (Skipping stones) *****
Video di Fragile heart
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