26 aprile 2007

Pelle Carlberg - In a nutshell

Ascoltare il nuovo di Pelle Carlberg è un po' come tornare a casa dopo un viaggio: aprite la porta con quella certa emozione che nonvi sapete spiegare, vi guardate intorno, e in un attimo ritrovate tutto quello che avevate lasciato al proprio posto, buttate le chiavi sulla mensola più vicina e vi sedete sul vostro vecchio fedele divano, in contemplazione della vostra quotidiana perfetta normalità. Ecco, in quel momento potrebbe partire, come colonna sonora volontaria o involontaria, "In a nutshell" e allora è facile che vi venga voglia di alzarvi dalla poltrona scricchiolante e farvi un thè, o una birra, o quello che vi pare. E pensare alla prossima destinazione...
Ho già parlato di Pelle (qui per esempio) e sapete che è uno dei miei idoli, quindi non mi dilungo: lo conosco, non è uno che tradisce, e quindi la metafora di partenza parla da sola.
Però non posso non dire che lo stile del Nostro magnifico (quasi) quarantenne "middleclass kid" è sempre più sicuro ed elegante, dagli Edson ad oggi, e se mai il "pop" cercasse una definizione fuori dai soliti schemi preconfezionati probabilmente andrei a cercarla fra queste canzoni malinconicamente gioiose, oppure gioiosamente malinconiche, o semplicemente catchy, come si suol dire, ma nel modo più intelligente ed umile possibile. Come infilare una dozzina di hit (che non ascoterà nessuno) in un guscio di noce ed evitare che esploda e ti si sbricioli tra le mani. Come infilarci la propria vita e la propria carriera nel mondo della musica pop, in quel guscio, e lasciarlo galleggiare sulla superficie fino a quando qualche anima sensibile (o meno distratta della media) lo tirerà a mollo e proverà a scoprirne il contenuto.

Pelle Carlberg - In a nutshell (Labrador) *****

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