02 aprile 2007

Maia Hirasawa - Though i'm just me

Si aprano le scommesse: quanto passerà prima di leggere, sui nostri media specializzati, qualche riga di recensione del nuovo album di Maia Hirasawa, che esce oggi in Svezia?
Già sapete cosa scommetto io, anche se mi farebbe piacere che Max Stèfani la mettesse in copertina al posto dei Blonde Redhead di turno (con tutto il rispetto per carità!). Perchè Maia è brava davvero, e merita tanta attenzione quanta ne ebbe un paio d'anni fa Polly Paulusma con il suo memorabile debutto (a proposito, che fine ha fatto?).
Ecco, mi direte, ma cosa te ne frega di leggere il parere del solito esimio critico indie-rock su un disco di cui già pensi tutto il bene possibile? Vero, vero... Già me li immagino i paragoni scontati (Regina Spektor, vabbè, abbiam capito...), le battute su Stoccolma e il Giappone, il solito (s)confortante campionario di definizioni da manuale.
Ma non è questo il punto. Il punto è che un disco come "Though i'm just me", con il suo microcosmo perfetto di zucchero e neve, di archi e giocattoli, di melodie festose e corde pizzicate, di etichette musicali che si sovrappongono l'una all'altra e alla fine si staccano sempre dalla superficie levigata e luminosa delle canzoni, meriterebbe di spingere giù dagli scaffali dei negozi parecchi nomi altisonanti.
Questioni di principio, avete capito perfettamente. Ma dove si va con le questioni di principio...?
Vabbè, perdonatemi: scommesse chiuse...
Maia ce la ascoltiamo noi. Se qualcuno da queste parti vorrà seguirci...

Maia Hirasawa - Though i'm just me (Razzia) *****

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