
E' arrivato anche sugli scaffali dei nostri negozi di fiducia un dischetto interessante, edito dalla Fargo (quella dei Great Lake Swimmers e di Jessie Sykes), dal titolo “Cowboys in Scandinavia”. Al di là del contenuto (di compilation trattasi, per altro ben compilata), mi vengono in mente tre cosette.
La prima. Qualche anno fa, in una Stoccolma estiva e domenicale, incrociai per caso una buffa sfilata di automobili americane. A bordo di vecchie Cadillac tirate a lucido o di Buick dai cofani infiniti, decine di biondi svedesi di età varie andavano su e giù per la Sveavägen, la Main Street stoccolmese, sgasando alla grande e ascoltando musica rockabilly a palla.
Mi chiedevo allora, e me lo chiedo adesso, quanti di quei signori ci siano stati veramente, in quegli Stati Uniti che celebravano a mò di fiera itinerante e colorata. Eppure l'amore degli scandinavi per una certa idea di America è talmente tangibile che l'universo alt-country dovrebbe aprire un'ampia sezione staccata solo per gli artisti svedesi.
La seconda. La compilation in questione tira in ballo artisti interessanti che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi d'oltreoceano (Lancaster Orchestra su tutti: immaginate Bob Dylan che alla fine la sua “girl from the north country” la va a trovare di persona) – e comprende il Neil Young di Oslo St.Thomas – però manca il nome, a mio parere, più valido della scena folk-rock scandinava. Si chiama Thomas Denver Jonsson, incide per un'etichetta minuscola di Karlstad (Kite Records) e sì, il nomignolo Denver è proprio un omaggio all'autore di “Country roads”.
La terza. Come si fa a misurare quanto un disco di folk-rock americano è valido? Gli americani fanno presto: quante venues hai fatto nei 50 stati prima di mettere i piedi sulla scena che conta? Sotto le trecento (e omessi Oklahoma e Idaho) dubito che qualsiasi sito o rivista specializzata oserebbe proporre un nome nuovo.
In Europa è diverso: dal di fuori (e da lontano, o da vicino, dipende...) abbiamo la pretesa di considerare solo gli artisti che hanno qualcosa di nuovo da dire, una qualche sperimentazione da proporre. Come dire: voglio mangiare la torta di mele ma se ci mettete le solite mele non mi interessa.
Ora, per tornare al secondo punto, Thomas Denver Jonsson è uno di quelli che la torta di mele la sa fare, con la ricetta della nonna e con tutti gli ingredienti giusti, mica quelli trovati in offerta al supermercato. Diffidate invece dei prodotti dietetici made in Usa, tipo Bonnie Prince Billie, Songs Ohia e similari (qualche sospetto di frode alimentare anche sugli ultimi Calexico): salutari ma totalmente privi di gusto. Andate piuttosto qui e provate i sapori di una volta: poche pippe e canzoni a cui basterebbe la voce per stare su da sole. Tutte. Direttamente dal cinquantunesimo stato americano...
Discografia di Thomas Denver Jonsson
Hope to her ****
Barely touching it ****
03 novembre 2006
United States of Sweden
Pubblicato da
cornalis
Categorie:
file under americana,
monografie,
svezia
a
venerdì, novembre 03, 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


0 commenti:
Posta un commento