
The Tiny è uno di quei gruppi di cui non è facile farsi un'idea. Ascolti il disco da poco uscito su V2 (prodotto da Jari "prezzemolo" Haapalainen), vai alla ricerca del primo misconosciuto album (di due anni fa), guardi i curatissimi video di "Closer" (sotto) e di "Dirty frames" (qui), e le uniche risposte che trovi sono queste:
- quanto è facile capire il pop, con i suoi rimandi schietti e le sue strutture rassicuranti
- The Tiny non sono un gruppo rassicurante, no, nemmeno un po'...
- The Tiny non fanno musica pop...
- quanto è difficile capire The Tiny (scusate il sillogismo)!
Vabbè, provo a darvi un'idea di quello con cui abbiamo a che fare. Dunque, in ordine:
una cantante, Ellekari Larsson, dal timbro particolare, un po' Billie Holliday, un po' Beth Gibbons, un po' Bjork, un po' Elizabeth Frasier...
piani giocattolo, glockenspiel, contrabbassi, violoncelli ora dolci ora stridenti, organi da cattedrale, suites di archi e fiati e voce intrecciati, elettronica quanto basta...
arrangiamenti talmente complicati da sembrare semplici, mai barocchi però...
atmosfere da sogno (incubo?) di una notte di mezza estate, o di mezzo inverno...
melodie che si perdono in una foresta fatata, sempre sottilmente dissonanti, spesso capaci di librarsi a mezz'aria e di farsi portare via dal vento come foglie secche, voli e precipizi a convivere nella stessa canzone, Sigur Ròs e Black Heart Procession in giro insieme, verso l'alba...
l'impressione di sentire i primissimi Fairport Convention che suonano ballate di Tim Buckley sulle ceneri di un trip-hop postatomico (ah ah, questa manco Carlo Villa la sapeva scrivere! però l'impressione è quella, giuro...)....
citazioni da cercare come funghi velenosi in un bosco di notte: ci sono, eh (persino i Beatles nel finale di "The mother"), ma è meglio andare cauti...
Ecco, scriveranno che The Tiny è la soluzione "classica" allo sperimentalismo di Bjork, e forse è pure vero, se di Bjork teniamo il gusto melodico dei primi tre dischi e gettiamo in oceano tutto il resto (perchè no?). Però non renderebbe comunque l'idea del lavoro certosino dei nostri tre stoccolmesi, nè delle loro capacità fuori dall'ordinario, nè delle potenzilità di espansione mondiale in un (corto)circuito di appassionati di musica "diversa".
Discografia consigliatissima e giudizio spietatamente oggettivo, al di là del fatto che sono dischi che si devono ascoltare con la testa, non basta sentirli (insomma, dopo tre ascolti è salutare passare ad altro):
Starring someone like you (2006) ****½
Close enough (2004) ***½
Il video di "Closer", che è la perla del primo disco:
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